Passare al Regime Ordinario: Cosa Cambia Davvero

Perché si lascia il forfettario, quanto costa davvero il commercialista e se — guardando i numeri — conviene.

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Analisi comparativa tra regime forfettario e ordinario con documenti e grafici finanziari
Il passaggio al regime ordinario non è solo una questione di aliquote: cambia il modo in cui si gestisce tutta la contabilità dell'attività.

Perché si lascia il forfettario

Aprire la partita IVA in forfettario è la scelta più comune per la maggior parte dei freelancer. Nei primi anni funziona benissimo: aliquota bassa, burocrazia minima, nessun bisogno di un commercialista dedicato. Poi, in molti casi, le cose cambiano.

Il primo segnale è tipicamente il fatturato: chi si avvicina ai €70.000, con una proiezione per l'anno successivo oltre €85.000, si trova davanti a un passaggio ormai inevitabile — meglio pianificarlo che trovarsi a gestirlo di corsa a dicembre.

Il secondo segnale sono le spese: un laptop nuovo, un abbonamento a software professionali, qualche viaggio per trasferte. In forfettario queste spese non si deducono analiticamente — il coefficiente di redditività già le "include" in modo forfettario. In ordinario invece diventano deduzioni reali, che riducono la base imponibile euro per euro.

Cosa cambia davvero nel regime ordinario

Il cambiamento più visibile è la contabilità. In forfettario non si tengono registri contabili strutturati e si emettono fatture senza IVA. In regime ordinario (o nella contabilità semplificata per i professionisti) si devono tenere i registri IVA, fare le liquidazioni periodiche, emettere fatture con IVA al 22% e versarla entro le scadenze.

Questo non significa necessariamente più burocrazia percepita: con un buon software di fatturazione o un commercialista che gestisce tutto, il carico operativo è gestibile. Ma significa che ci sono nuove scadenze, nuove responsabilità e — se si lavora con privati — prezzi che appaiono più alti perché includono l'IVA.

Il vantaggio principale è la deducibilità analitica delle spese: ogni spesa professionale documentata riduce direttamente l'imponibile IRPEF. Con spese significative, questo può compensare ampiamente il maggior carico burocratico.

Il costo del commercialista: quanto aspettarsi

È una delle domande più frequenti su questo passaggio. La risposta dipende molto dalla complessità della situazione e dalla zona geografica, ma è possibile dare un'indicazione realistica.

Per un professionista con contabilità semplificata (la più comune per i lavoratori autonomi in ordinario), senza dipendenti e con un'attività non troppo complessa, il costo annuo di un commercialista oscilla generalmente tra €1.500 e €3.000. Comprende la tenuta della contabilità, le liquidazioni IVA, la dichiarazione dei redditi e la consulenza ordinaria.

Rispetto al forfettario (dove molti non usano commercialista o lo usano solo per la dichiarazione annuale a €300–500), è un costo aggiuntivo reale. Ma va messo a confronto con il risparmio fiscale potenziale: se le deduzioni aggiuntive ottenute in ordinario superano il costo del commercialista, il saldo è positivo.

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In un caso tipico, il commercialista costa circa €2.000 l'anno. Le deduzioni aggiuntive rispetto al forfettario (spese che in forfettario "scompaiono" nel coefficiente) possono far risparmiare circa €3.500 di IRPEF. Saldo netto stimato: +€1.500.

Le spese deducibili spesso sottovalutate

Chi simula il passaggio spesso sottostima le spese deducibili. Non per mancanza di consapevolezza, ma perché in forfettario non c'è motivo di tenerle d'occhio: non cambiano nulla nel calcolo dell'imposta.

In ordinario conviene tracciare tutto: software, hardware, libri e formazione professionale, connessione internet, una quota dell'affitto di casa come ufficio, le spese auto per le trasferte, i pranzi di lavoro. La somma annuale è spesso più alta di quanto si pensi — in un caso tipico, circa €8.000 di spese deducibili tracciabili.

Con un'aliquota IRPEF marginale del 33% (scaglione €28k–€50k), €8.000 di deduzioni corrispondono a circa €2.640 di risparmio fiscale. Non trascurabile.

I numeri a confronto: un esempio a €90.000 di fatturato

Prendendo un fatturato di €90.000 (già sopra il limite di accesso al forfettario) come esempio, ecco la differenza stimata tra i due regimi su un profilo con spese professionali significative:

  • Forfettario (se fosse possibile): imposta sostitutiva 15%, no deduzioni analitiche, costo commercialista ~€500/anno
  • Ordinario effettivo: IRPEF a scaglioni, deduzioni analitiche ~€8.000, costo commercialista ~€2.000/anno

A €90.000 di fatturato, con un profilo di spese professionali attorno a €8.000/anno, la differenza di carico fiscale netto tra i due scenari risulta di circa €1.200 a favore dell'ordinario — considerando il costo del commercialista come costo deducibile anch'esso.

Il risultato non è sempre questo: dipende dal coefficiente di redditività dell'attività e dall'entità delle spese reali. Per chi ha poche spese, il forfettario può restare vantaggioso anche vicino alla soglia.

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Vuoi vedere i numeri sulla tua situazione? Il simulatore permette di confrontare i due regimi inserendo fatturato, spese e coefficiente di redditività.

Conviene davvero passare all'ordinario?

Spesso sì — ma non sempre per le ragioni che ci si aspetta. Il vantaggio economico diretto tende a essere più modesto di quanto si immagini. Il vantaggio più significativo è spesso la chiarezza contabile: sapere esattamente quanto si guadagna, quanto si spende e quanto si deve allo Stato.

In forfettario tutto è semplice ma un po' opaco: l'aliquota bassa maschera i costi reali. In ordinario la maggiore complessità è compensata da una visibilità molto più precisa sulla salute finanziaria dell'attività.

Se stai valutando il passaggio, il consiglio è: non aspettare di essere obbligato. Pianificalo un anno prima, studia la tua situazione con il simulatore e con un commercialista, e verifica se i numeri tornano. Il passaggio forzato a dicembre è stressante; il passaggio pianificato a gennaio è gestibile.

Domande Frequenti

Si può tornare al forfettario dopo essere passati all'ordinario?
Sì, ma solo se si rientra nei requisiti: ricavi sotto €85.000, nessuna causa di esclusione. Il rientro al forfettario avviene dall'anno successivo a quello in cui si rientra nei limiti. Esistono però delle limitazioni per chi ha optato volontariamente per l'ordinario. La guida al passaggio tra regimi spiega le condizioni nel dettaglio.
In regime ordinario devo necessariamente avere un commercialista?
Non c'è un obbligo di legge, ma in pratica la contabilità ordinaria (o semplificata) richiede competenze specifiche. La tenuta dei registri IVA, la dichiarazione dei redditi, i versamenti periodici IVA e le liquidazioni mensili o trimestrali sono operazioni che nella grande maggioranza dei casi vengono affidate a un professionista. Il costo è un investimento, non un lusso.
Come si calcola se l'ordinario conviene rispetto al forfettario?
Il confronto si basa su due variabili principali: il livello di fatturato (sopra €85k il forfettario non è accessibile) e l'entità delle spese deducibili. Se le spese reali superano la deduzione forfettaria implicita nel coefficiente di redditività, l'ordinario può essere più vantaggioso. Usa il simulatore inserendo il tuo fatturato e le spese per vedere il confronto.
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