Forfettario o Ordinario: La Mia Checklist in 5 Domande

Prima di aprire (o cambiare) regime, rispondo a queste cinque domande. Ogni volta. Ecco perché funzionano.

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Il simulatore fornisce una stima automatica a scopo informativo e non costituisce consulenza fiscale personalizzata.

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Schema a bilancia che confronta regime forfettario e ordinario per la scelta del regime fiscale
La scelta tra forfettario e ordinario non è mai ovvia: dipende dal fatturato, dalle spese e dalla traiettoria del tuo business.

Perché una checklist (e non solo il simulatore)

Il simulatore è lo strumento più utile per confrontare i due regimi con i tuoi numeri. Ma prima di inserire dati e ottenere cifre, è utile avere chiari i criteri di scelta — altrimenti si rischia di ottimizzare la situazione sbagliata.

Queste cinque domande non sostituiscono il calcolo numerico: lo preparano. Ti aiutano a capire verso quale direzione già punta la tua situazione, prima ancora di aprire il simulatore o chiamare un commercialista.

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Nota metodologica: le risposte non producono un punteggio automatico. Sono domande di orientamento: alcune pesano di più, alcune di meno, a seconda del tuo profilo. Il senso critico resta tuo.

Domanda 1: Quanto stimi di fatturare nei prossimi 12 mesi?

Il regime forfettario si applica fino a €85.000 di ricavi annui. Sotto questa soglia, l'aliquota sostitutiva del 15% (o 5% per i primi cinque anni) è quasi sempre vantaggiosa rispetto agli scaglioni IRPEF del regime ordinario.

Se stimi di rimanere ben al di sotto degli €85.000, la domanda 1 punta verso forfettario. Se ti avvicini alla soglia o la superi abitualmente, il regime ordinario diventa inevitabile — e conviene pianificarlo in anticipo invece di essere costretti a cambiare di corsa.

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Attenzione alla crescita: se quest'anno fatturi €70.000 ma prevedi di crescere, ragiona già su cosa succede a €86.000. Il superamento della soglia a fine anno fa scattare il cambio obbligatorio per l'anno successivo.

Domanda 2: Hai spese professionali rilevanti?

Il regime forfettario applica un coefficiente di redditività forfettario per calcolare il reddito imponibile: non si deducono le spese reali. Se fai il consulente con poche spese, il coefficiente può essere favorevole. Ma se hai spese significative — attrezzature, software, collaboratori, spostamenti, ufficio — il regime ordinario permette di dedurre queste voci e ridurre la base imponibile in modo molto più preciso.

Una regola empirica: se le tue spese professionali superano il 20–25% del fatturato, l'ordinario inizia a diventare competitivo anche sul piano fiscale — indipendentemente dall'aliquota.

Per quantificare il concetto: il coefficiente di redditività del forfettario "copre" forfettariamente una quota di spese pari a (1 − coefficiente). Con coefficiente 67% (consulente IT), il forfettario considera il 33% del fatturato come spesa — l'equivalente di €13.200 su €40.000. Se le tue spese professionali reali superano €13.200, l'ordinario inizia ad abbassare la tua base imponibile sotto quella del forfettario. Con coefficiente 78% (grafico, copywriter, commercialista), la copertura forfettaria è il 22% — circa €11.000 su €50.000. Questi sono valori puramente orientativi: il confronto definitivo richiede di includere anche le detrazioni IRPEF personali disponibili in ordinario e il maggior costo del commercialista in regime ordinario.

Domanda 3: Hai anche reddito da lavoro dipendente?

Dal 2025, chi ha anche un reddito da lavoro dipendente (o assimilato) superiore a €35.000 lordi nell'anno precedente non può accedere al regime forfettario. È una causa di esclusione spesso sottovalutata, soprattutto da chi alterna periodi da dipendente e periodi da freelance.

Se sei in questa situazione, il regime ordinario non è una scelta: è un obbligo. La guida alla scelta del regime fiscale descrive tutti i requisiti di accesso al forfettario nel dettaglio.

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La soglia €35.000 si applica al reddito da lavoro dipendente dell'anno precedente — non di quello in corso. Tienilo a mente se stai pianificando la transizione.

Domanda 4: I tuoi clienti sono principalmente privati o aziende?

In regime forfettario non si applica l'IVA sulle fatture: si emette fattura senza IVA (con esenzione art. 1, commi 54–89, Legge 190/2014). Questo è neutro o vantaggioso con i clienti privati, che non detraggono l'IVA e pagano meno.

Con i clienti aziendali (B2B), invece, l'IVA è spesso irrilevante perché la detraggono. In alcuni casi, non addebitare l'IVA può persino complicare i rapporti contabili con clienti strutturati. Se lavori prevalentemente con aziende di grandi dimensioni, questo fattore diventa secondario rispetto agli altri — ma vale la pena verificarlo caso per caso.

Domanda 5: Il tuo business è in crescita o in fase stabile?

Il regime forfettario ha una struttura semplice e costi di gestione contenuti (nessuna contabilità ordinaria, nessun commercialista obbligatorio per la gestione corrente). Se sei in una fase stabile con ricavi prevedibili, questa semplicità è un vantaggio reale.

Se invece stai crescendo — nuovi mercati, collaborazioni, struttura in espansione — il regime ordinario offre più strumenti: deduzioni analitiche, possibilità di costituire una società in futuro, accesso a finanziamenti con bilancio certificato. Pianificare oggi il passaggio evita la transizione forzata in un momento di picco di lavoro.

Come leggere i risultati della checklist

Non esiste un punteggio automatico: le cinque domande servono a costruire un quadro, non a produrre una risposta meccanica. Detto questo, alcuni pattern sono chiari:

  • Fatturato lontano da €85k + poche spese + nessun dipendente concomitante: il forfettario è quasi sempre la scelta giusta, almeno nel breve periodo.
  • Spese rilevanti + crescita prevista + clienti B2B strutturati: inizia a simulare il confronto con l'ordinario — la convenienza potrebbe già esserci o avvicinarsi.
  • Reddito dipendente >€35.000: non hai scelta, sei in ordinario.

Il passo successivo è sempre il confronto numerico. La guida al confronto tra regimi fiscali spiega come costruire la simulazione, oppure puoi farlo direttamente con il simulatore inserendo il tuo fatturato atteso e le spese reali.

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Consiglio pratico: fai la simulazione con due scenari — uno conservativo (fatturato attuale) e uno ottimistico (fatturato atteso a 2 anni). Se i risultati si invertono tra i due scenari, vale la pena discuterne con un commercialista prima di scegliere.

Cosa fare adesso — 5 passi concreti

  1. Stima il fatturato atteso nei prossimi 12 mesi (scenario conservativo).
  2. Somma le spese professionali dell'ultimo anno o stima quelle future: software, formazione, quota ufficio, telefono, hardware, collaboratori.
  3. Calcola il rapporto spese/fatturato: sotto il 15% → forfettario quasi certo; 20–30% → simula entrambi; oltre 30% → ordinario probabilmente conveniente.
  4. Verifica le detrazioni personali: mutuo, familiari a carico, spese mediche rilevanti. In ordinario le recuperi; in forfettario le perdi.
  5. Usa il simulatore con due scenari (conservativo e ottimistico) e confronta i netti. Se i risultati si invertono tra i due, discutine con un commercialista.

Domande Frequenti

Posso cambiare regime dopo aver scelto?
Sì, ma solo all'inizio di ogni anno fiscale. Il passaggio da forfettario a ordinario avviene automaticamente se superi i limiti o ne fai richiesta; il percorso inverso richiede che tu rientri nei requisiti. Leggi la guida sul passaggio tra regimi per i dettagli pratici.
La checklist vale anche per chi ha già la partita IVA?
Assolutamente sì — anzi, è ancora più utile. Se sei già in forfettario e ti stai avvicinando al limite dei €85.000, o se le tue spese deduc ibili stanno crescendo, rivalutare la scelta è fondamentale. Usa il simulatore per confrontare i due scenari con i tuoi dati attuali.
Quante risposte "ordinario" bastano per cambiare regime?
Non esiste una soglia fissa: dipende dal peso di ciascuna risposta nella tua situazione specifica. La domanda sul fatturato atteso e quella sulle spese deducibili hanno il maggior impatto economico. Se entrambe puntano verso l'ordinario, il confronto numerico diventa essenziale — usa la guida al confronto regimi o simula direttamente.
Posso avere due regimi fiscali diversi per attività diverse?
No. Il regime fiscale si applica alla persona, non all'attività. Se hai più codici ATECO (attività diverse), tutti rientrano nello stesso regime. Il coefficiente di redditività si applica separatamente per ogni ATECO, ma l'imposta (sostitutiva o IRPEF) è una sola.
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